Storia
Questa città sembra affondare le sue radici nel X-XI
secolo: a tale epoca rimandano infatti sia un
documento del Codice diplomatico barese – che
riferisce, nel 1150, di una “domum Malgerii Cidoniole” – sia l’antica cattedrale – risalente al X secolo – sita
nel borgo medioevale, la cosiddetta Terra vecchia.
Il Quaternus excadenciarum Capitinatae, fatto
compilare da Federico II di Svevia nel 1249, delinea
la Cerignola del XIII secolo: un castello circondato da
un fossato, poche case racchiuse da una cinta muraria,
una esigua popolazione con qualche “sire”, “notaio”,
“giudice”. Dagli Angioini Cerignola fu ceduta nel 1271
a Simone de Parisiis, primo feudatario della città;
passando poi a Bertrando Artus, Ugone de Vicini,
Giovanni Pipino, Nicola Pipino, ser Gianni Caracciolo.
Questo piccolo centro, abitato da circa 350 famiglie,
il 28 aprile 1503 fu teatro di una battaglia campale
fra Francesi e Spagnoli, che per alcuni storici
è stata densa di significati. In essa fu
sperimentata la “disciplina del fuoco degli
archibugi” (e cioè l’alternarsi di file di tiratori
che eretti sparavano, per poi
inginocchiarsi e ricaricare, con file successive che a
loro volta sparavano e ricaricavano); in essa fu
collaudata la tattica di un ostacolo fisso a frenare
l’avanzata del terribile quadrato di picchieri; con essa
gli Spagnoli conquistarono – per oltre tre secoli – l’Italia meridionale.
Nel XVII secolo nuovi signori si alternano nel dominio
sulla Terra: i Pignatelli di Monteleone, i Pignatelli di
Bisaccia, il conte d’Egmont; e nel 1672 il “tavolario” Sabatini redige l’apprezzo di una città che contava solo
288 “fuochi” (1296 abitanti). Il XVIII secolo registra siccità,
invasioni di bruchi, terremoti – fra cui quello disastroso
del 1731 – ma anche un incremento demografico. Un
nuovo apprezzo, stilato questa volta dal “tavolario” Costantino Manni nel 1758, descrive minuziosamente
la città, la cui popolazione conta ormai 4153 unità.
Nel XIX secolo, con l’abolizione della feudalità e poi
della Dogana della mena delle pecore – che aveva
consegnato per secoli il Tavoliere alla pastorizia a
danno dell’agricoltura – la città rinasce a nuova vita.
Nel 1819 gli abitanti sono 17.000; e ben 25.000 alla
fine del secolo, quando l’impianto di 5600 ettari di
vigneto – voluto dalla casa ducale La Rochefoucauld e dalla famiglia Pavoncelli – richiama una forte
immigrazione dai paesi limitrofi e dal barese. Sorgono
il Teatro Mercadante, la Scuola Agraria, l’Ospedale
Tommaso Russo, la stazione ferroviaria; s’avvia la
costruzione del maestoso Duomo Tonti.
Cerignola, che oggi conta 56.000 abitanti, ha dato i
natali all’onorevole Giuseppe Pavoncelli (al qualeè legata la grandiosa realizzazione dell’Acquedotto
Pugliese), al filologo Nicola Zingarelli (autore del celebre vocabolario), al grande sindacalista, e presidente della
Federazione Sindacale Mondiale, Giuseppe Di Vittorio. Qui
Pietro Mascagni compose famose opere, fra cui la celebre
Cavalleria rusticana.
I monumenti
Nella parte nord ovest della città è visitabile il borgo medioevale:
un aggregato “ad accerchiamento” di forma quasi circolare, con
viuzze strette e tortuose prive di marciapiedi, slarghi e piccole
piazze, “iusi” (sotterranei), case a pianterreno e case con “vignale” (scalinate esterne parallele alla facciata), ma anche le cinquesecentesche
abitazioni di notabili (Palazzo Bruni, Palazzo della
Chiesa, Palazzo Gala, Palazzo Matera). Nella Terra Vecchia ci
sono inoltre la Chiesa Madre (X-XI secolo), la chiesa di San
Leonardo (XIV secolo), di Sant’Agostino (XVI secolo).
Nella zona sud della città è di grande interesse un singolare
monumento “a rovescio”: il Piano delle Fosse. È un’area di
26.000 mq costellata di 626 fosse granarie – profonde 6-7
m, con diametro del fondo da 4 a 8 m, capaci di contenere da
450 a 1100 quintali di grano, avena, fave o mandorle– individuate all’esterno da quattro elementi in pietra e da un
cippo recante le iniziali del proprietario e un numero progressivo.
Ancora, in città, le cinquecentesche chiese del Purgatorio e
del Carmine, il settecentesco e vanvitelliano Palazzo Coccia,
il maestoso Duomo Tonti (1855-1933) voluto da un privato
benefattore.

Appena fuori città, a nord est, la trecentesca chiesetta campestre
di Santa Maria delle Grazie presenta affreschi coevi e un
graffito che ricorda la battaglia del 1503;
mentre a sud, a 10 km,
il santuario di Maria
SS. di Ripalta ospita
da ottobre ad aprile
una icona bizantina,
rinvenuta secondo la
leggenda nel 1172,
che per i rimanenti sei mesi rimane esposta nella cattedrale. A 16 km infine,
sulla strada provinciale per Candela, campeggia il
complesso di Torre Alemanna (a tutt’oggi unica
residenza fortificata superstite in Puglia dell’Ordine dei
Cavalieri Teutonici): una casa-torre sorta nel 1231, poi
affiancata – nel XVI secolo – dal Palazzo dell’Abate
Commendatario e dalla chiesetta di San Leonardo.
Feste tradizionali
Particolarmente suggestivi sono i riti della Settimana
Santa, gestiti dalle Confraternite cittadine e caratterizzati
dalla presenza dei “Cristi rossi”: “cirenei” che, a piedi
nudi, con la croce e una corona di spine sul capo,
precedono i gruppi statuari. Il Venerdì Santo vede tre
processioni: al mattino quella dei Misteri, al pomeriggio
quella della Desolata, a sera quella del Cristo morto. Il
Sabato Santo, infine, la processione della Pietà. Il sabato
in albis, il primo dopo la Pasqua, l’icona della patrona
Maria SS. di Ripalta viene portata a spalla in
processione dal santuario sull’Ofanto alla cattedrale,
con gran concorso di popolo. A settembre, il 7, 8 e 9,
sono i giorni della festa patronale: con processione
dell’icona sul carro trionfale, luminarie, bande musicali,
fuochi d’artificio. Infine, il secondo lunedì di ottobre,
fra imponenti ali di folla, l’icona della patrona,
sempre portata a spalla, fa ritorno al suo
santuario.
I prodotti tipici
FAVE E CICORIE
Ingredienti per 4 persone
300 g di fave secche, 400 g di cicorie (possibilmente selvatiche), olio, sale.
Preparazione
Mettere a bagno le fave per almeno dodici ore, scolarle e cuocerle per circa tre ore, in acqua leggermente salata, a fuoco basso; pulire e lessare le cicorie in acqua leggermente salata. “Battere” le fave con un cucchiaio di legno, aggiungendo un filo d'olio, e servire su un letto
di cicorie.
CAVATELLI E RUCOLA
Ingredienti per 4 persone
1/2 kg di cavatelli, 800 g di salsa di pomodoro, due spicchi d'aglio, rucola, olio, sale.
Preparazione
Cucinare per 10 minuti salsa di pomodoro, aglio, olio e un pizzico di sale. Far cuocere la rucola in abbondante acqua salata, e dopo qualche minuto calarvi i cavatelli. A fine cottura, scolare la pasta e condire con la salsa. |
Per secoli l’economia di questa terra
è stata subordinata alla pastorizia
abruzzese. Con la Dogana della
mena delle pecore in Puglia una
enorme quantità di terreno
doveva essere lasciata
incolta, per produrre
erbaggi per i milioni di pecore abruzzesi che, con la
transumanza, venivano a svernare in Puglia per poi
tornare in Abruzzo nei mesi più caldi. La “fida”, cioè il
pedaggio per ogni capo transumante, era una
straordinaria fonte di guadagno per gli occupanti
spagnoli. Con l’affrancamento del Tavoliere, nel 1865,
i 60.000 ettari del territorio di Cerignola furono restituiti
alla loro naturale vocazione: e così il grano, l’olivo, e il
vigneto – di cui furono pionieri esponenti di famiglie
aristocratiche quali La Rochefoucauld e Pavoncelli– cambiarono il profilo del paesaggio.
Ancora oggi questi prodotti sono il fiore all’occhiello
dell’agricoltura locale: grano duro di qualità, ortaggi (carciofo, pomodoro, broccoletti), olio extra vergine
di oliva DOP Dauno dalle varietà Coratina e Ogliarola,
vini di pregio (il Rosso di Cerignola, da Uva di Troia
e Negroamaro, è DOC dal 1974), e soprattutto la Bella
di Cerignola, la più grande oliva in commercio. Accanto
ai tradizionali frantoi e alle cantine sono poi sorte
numerose industrie di trasformazione del pomodoro
e di produzione di sottaceti e sott’olio: carciofini e
“lampascioni”, peperoni e olive, melanzane e pomodori
secchi, funghi e cipolline. E da alcuni anni anche una
vivace e diversificata produzione di taralli.
Piatti tipici sono i cavatelli e ruca (tocchetti cavati di
pasta di casa cotti con ruchetta spontanea e conditi
con salsa di pomodoro), i cicatelli di granarso (più piccoli dei cavatelli, fatti con farina di grano raccolto
dopo la bruciatura delle stoppie e conditi con salsa di
pomodoro e ricotta dura), il pancotto e ruca (pane
raffermo cotto con ruchetta e condito con aglio
soffritto), il brodetto pasquale (spezzatino d’agnello
in brodo con uova, formaggio e cardoncelle), u
sartascenille (salsiccia piccante cucinata con olio,
aglio, pomodorini e peperoncino). Fra i dolci primeggia
la pizza a sette sfoglie (sfoglie di pasta ripiene di
mandorle tritate, uvetta, zucchero, cioccolato, cannella,
olio e mostarda, la tipica marmellata d’uva).
Dove mangiare - 
La Chiocciola, Piazza Marconi - Tel. 0885.423466
Il Principe Azzurro, Viale Dei Pini, 18 - Tel. 0885.447801
Il Pegaso, Corso Scuola Agraria, 61 - Tel. 0885.422222
Il Bagatto, Via Gentile, 7 - Tel. 0885.427850
Da Vincenzo, Via Nizza, 10 - Tel. 0885.421844
Il Duomo, Piazza Duomo, 53 - Tel. 0885.417453
U Vulesce, Via Cesare Battisti, 3 - Tel. 0885.425798
Dove Dormire -
Il Quadrifoglio, S.S. 529, km 1.900 – Tel. 0885.424154
Masseria San Lorenzo, località Torre Quarto
Tel. 348.3612500, 0885.418436
Hotel delle Nazioni, corso Scuola Agraria, 13
Tel. 0885.422581
Albergo Veronese, S.S. 16 Adriatica – Tel. 0885.415712
Relais Country, S.S. 16 - Tel. 0885.418988
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